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"Spedizione Mc.
Kinley 2000" |
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Nel mese
di giugno 2000 abbiamo realizzato la prima spedizione alpinistica
extraeuropea organizzata dall'Ass. Cordadoppia.
I membri
della spedizione sono : Carlo Zuccarini,Tommaso Zuccarini, Alfiero
Calvarese, Antonino Calvarese e Serafino Di Giannatale. |
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Scopo della spedizione è l'ascensione del Monte Mc.Kinley (mt. 6194) in
Alaska (USA) all'interno del "DENALI NATIONAL PARK ".
Il "Denali" o Mc kinley è la cima più alta del mondo vicino al polo(NORD).La
sua posizione geografica (lat 63°4'Nord- long 151°2'Ovest) nonché le
condizioni meteo influenzate dai vicini mari artici ne fanno una meta molto
ambita da tutti gli alpinisti.
I crepacci presenti in Alaska sono i più grandi ed insidiosi della terra; lo
schiacciamento dei poli determina uno spessore dell'atmosfera inferiore a
queste latitudini rispetto alle zone temperate e/o equatoriali per cui
questo determina una pressione atmosferica più bassa che equivale ad una
altitudine ben maggiore di quella letta sull'altimetro; l'abbassamento della
temperatura dovuta al vento è qui più forte che altrove perché il freddo al
quale si è sottoposti è già molto intenso ed ogni ulteriore incremento mette
a dura prova uomini ed attrezzature; tutto questo crea delle condizioni
ambientali veramente estreme.
Inoltre la totale mancanza di rifugi e/o ricoveri determinano la necessità
di allestire una spedizione che sia completamente autosufficiente sia dal
punto di vista logistico che medico.Per questo ogni membro della spedizione
oltre al proprio zaino traina una "slitta"sulla quale sono sistemate
attrezzature e provviste.
La via di salita scelta è denominata " WEST BUTTRESS ROUTE";è un percorso
che permette di coprire il dislivello di circa 4000 metri fino alla vetta
per uno sviluppo in distanza di circa 30 km.
Da Anchorage, in Alaska, ci trasferiamo a nord fino ad una cittadina
chiamata Talkeetna. Qui è attivo un piccolo aeroporto dove operano alcune
compagnie aeree che utilizzano " monomotori" provvisti di pattini capaci di
atterrare su campi innevati.La compagnia da noi scelta è la "K2 Aviation".
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Mercoledì 7 giugno 2000 con un volo entusiasmante ed un altrettanto
entusiasmante atterraggio su neve veniamo " scodellati" al Campo Base sul
Ghiacciaio Kahiltna a quota 2200 metri.Prendiamo possesso delle
slitte,prenotate, e della benzina per i fornelli anch'essa prenotata e
pagata a Talkeetna
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Giovedì 8 giugno 2000; dopo aver allestito un piccolo deposito
di materiale( utilizzabile al rientro qualora l'aereo non possa atterrare e
ci costringa ad attendere)si parte per iniziare la risalita del ghiacciaio
Kahiltna verso il Campo I a quota 2400 mt. E' una giornata molto calda,il
soleggiamento è molto forte ed è acuito dal riverbero accecante della neve.Lo
spettacolo che abbiamo davanti agli occhi è mozzafiato.Una interminabile
passerella di cime (M. Hunter,M. Frances,Kahiltna Peaks,M. Crosson e il
M.Foraker ) ci circonda letteralmente.Per evitare i crepacci presenti lumgo
il versante sud del Monte Frances è necessario scendere circa 200 mt, fino a
quota 2000, in direzione della parte centrale del ghiacciaio.
Non è la prima volta che ci troviamo a percorrere un ghiacciaio, ma qui gli
spazi hanno dell'incredibile;da enormi distanze sentiamo( e vediamo) le
scariche di neve,le slavine scivolare lungamente dai pendii carichi di
neve,seracchi alti ed articolati come palazzine scricchiolare;siamo
stupefatti da questo assaggio del Mc.Kinley.
Procediamo a fatica lungo i circa 9 km di sviluppo( e 600mt di dislivello)
di questa prima tratta; il caldo ed il peso( zaino 15 kg + slitta di 35 kg)
da portare si fanno sentire.
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Venerdì 9 giugno 2000.Procediamo deviando leggermente verso nord in
direzione del Kahiltna Pass. La pendenza aumenta con rampe piuttosto
faticose.Superiamo con attenzione numerosi crepacci e raggiungiamo la quota
per il Campo II, 2900 mt; abbiamo percorso circa 4 km con un dislivello di
500 mt.Qui approntiamo anche un secondo deposito di materiale e vettovaglie
comprese le racchette da neve.
Oggi abbiamo conosciuto un simpatico e "pittoresco" compagno di salita;
si tratta di un messicano di nome Gennaro Meza che in solitaria sta salendo
la West buttress. Sapremo poi che vuole essere"il primo messicano da solo in
vetta al Mc.Kinley".
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Sabato 10 giugno 2000.Il percorso verso il campo III si fa
gradualmente più pesante; avvertiamo la quota ed il peso da trainare.Il
campo III si trova a 3400 metri ed abbiamo percorso circa 2.5 km di sviluppo
per 400 metri di dislivello;anche qui facciamo un piccolo deposito di
materiale.Il tempo è buono.Ci stiamo acclimatando ottimamente ai bruschi
balzi termici, alla fatica, alla quota, all'alimentazione ( certamente non
convenzionale e così continuativa) ed alla vita di gruppo.
Per quanto riguarda l'alimentazione seguiamo una specifica dieta preparata
per noi dallo staff della Also-Enervit, che ci fornisce tutto il fabbisogno
calorico giornaliero tenendo conto del lavoro muscolare previsto e della
prolungata permanenza in altitudine.
La nostra dieta è pertanto costituita essenzialmente da due pasti caldi
giornalieri liofilizzati (una colazione ed una cena), ai quali si
aggiungonobarrette energetiche e barrette proteiche da consumare durante il
giorno come ulteriore fonte di energia immediata e recupero dello sforzo.
Inoltre per integrare l'acqua di fusione sali minerali, zuccheri di pronta
assimilazione, oligoelementi e vitamine (in particolare la vitamina C
necessaria quanto l'apporto da alimenti è limitato e il lavoro muscolare è
intenso e continuo).Questa dieta si è rilevata di eccezionale efficacia.
Inoltre i "nostri giovani" Tommaso ed Antonino ( sui quali, peraltro,
nessuno di noi nutriva dubbi) stanno dimostrando una straordinaria forza ed
una resistenza eccezionale.Per tutti noi la dimostrazione di aver realizzato
una buona preparazione sia fisica che psicologica e di aver "assemblato" un
team di tutto rispetto.
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Domenica 11 giugno 2000.Come avevamo programmato oggi rimaniamo al
campo III per riposare, acclimatarci, e recuperare per il resto della
salita.
In quota un "ribollire" di nubi che si rincorrono a folle velocità non fa
presagire nulla di buono.Sappiamo bene che il resto della via per
esposizione e quota dovrebbe essere,saggiamente, percorsa in condizioni
meteo favorevoli.Oggi possiamo provvedere al rito dello scioglimento della
neve( per ottenere l'acqua sia per cucinare che per bere) con più
tranquillità.Si impiega molto tempo giornalmente per sciogliere una
sufficiente quantità di neve tale da ripristinare la scorta d'acqua( che
arricchiamo di sali Enervit) di almeno due litri a testa al giorno oltre a
quella necessaria per la cucina.Ovviamente siamo costretti a proteggere
adeguatamente le nostre borracce( già termiche) conservandole di notte
all'interno dei nostri sacchi a pelo unitamente a radio,telecamera ecc.
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Lunedì 12 giugno 2000.Lasciamo la quota di 3400 metri per
raggiungere il camp IV a 4100 metri.Il percorso diventa ripido ed insidioso.Abbiamo
da attraversare ed evitare tanti crepacci; la cresta che conduce al Windy
Corner è molto ghiacciata e presenta tratti in contropendenza
particolarmente impegnativi e faticosi con le slitte al traino.Nonostante la
fatica procediamo e ci lasciamo il temuto WINDY Corner alle spalle..Intanto
però le nubi ci hanno raggiunto.
Nevica, c'è poca visibilità : in una parola assaggiamo il "whiteout".
Abbiamo quasi raggiunto la quota campo, non ci resta che localizzare un
sicuro pianoro non screpacciato sul quale accamparci.Sotto una forte
nevicata, già stanchi per i circa 700 metri di dislivello saliti in forte
pendenza (abbiamo percorso scarsi 3 km di sviluppo)siamo però costretti ad
usare le sonde da valanga per testare il terreno sotto i nostri piedi.
Sono passate da poco le 20,30 quando finalmente, stanchi ci infiliamo nei
sacchi.Si è alzato il vento e nevica forte.Siamo troppo stanchi per poter
cucinare un pasto caldo;decidiamo di mangiare qualcosa di secco ( barrette)
ed utilizzare la scorta personale d'acqua rimanente nelle borracce. Abbiamo
bisogno di bere perché la giornata molto faticosa ha comportato una
considerevole perdita di liquidi corporei.
Alle ore 2,30 della notte, mentre imperversa la bufera e nevica, ci sentiamo
chiamare da "Genaro";ci chiede ospitalità, è stanchissimo ed ha abbandonato
quasi tutta la sua attrezzatura lungo la via probabilmente confidando di
trovarci più in quota.Entra nella tenda di Alfiero ed Antonino e crolla
sfinito.Il giorno dopo ci saluterà per scendere a recuperare la sua
attrezzatura.
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Martedì 13 giugno
2000.Durante la notte ha imperversato la tormenta. Al mattino nevica
ancor e il vento non è diminuito.
Nonostante la relativa vicinanza del Basin camp a 4350 metri decidiamo di
rimanere a questa quota per riposare e recuperare.La prossima tratta seppur
di dislivello modesto è ripida ed insidiosa in quanto aggira un vero e
proprio " campo" di crepacci; la neve fresca caduta renderebbe il procedere
molto pericoloso nascondendo alla nostra vista ponti di neve
inconsistenti.Approfittiamo per fare una colazione calda, ripristinare le
scorte di acqua e riposare.Nel tardo pomeriggio rivediamo Genaro che dopo
aver recuperato la sua attrezzatura ha deciso di salire ancora e ci saluta.Domani
lo raggiungeremo.
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Mercoledì 14 giugno 2000. Lasciamo il campo IV a 4100 metri nella tarda
mattinata sotto un'incessante nevicata. E' ormai da lunedì pomeriggio,
appena superato il Windy Corner, che nevica praticamente di continuo.Dobbiamo
coprire un dislivello di 250 metri per 1.5 di sviluppo.
Purtroppo la quota,il peso delle slitte, la difficoltà di proseguire con
estrema attenzione tra i crepacci ci stancano moltissimo.
Sono le 17.30 quando raggiungiamo il Basin camp a 4350 metri di altitudine.
Il campo è pieno di tende di altre spedizioni: ci sono argentini,
coreani,molti americani, il nostro messicano( Genaro) e noi italiani.
La neve continua a cadere ma dobbiamo darci da fare per preparare
un'adeguata protezione dal vento per le nostre tende.Come abbiamo già fatto
tante altre volte prepariamo una piazzola abbastanza grande per le due tende
quindi innalziamo un muro tutt'intorno di blocchi di neve che tagliamo con
una sega da ghiaccio. A questa quota apparente di 4350 (effettiva forse
4700/4800) facciamo molta fatica e la temperatura è molto bassa ( prima del
tramonto -12/18°C dopo -25°/28°C)
Finalmente una cena calda, un buon nescafè bollente e il meritato riposo.
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Giovedì 15 e venerdì 16 giugno 2000. A questo campo si era
pianificato di rimanere almeno 2-3 giorni per acclimatarci, recuperare bene
e prepararci alla parte finale.Per adesso dobbiamo solo riposare, sperare in
un miglioramento delle condizioni meteo( purtroppo non succederà).In questi
due giorni il tempo alterna schiarite con cielo di un azzurro meraviglioso a
fitte nevicate. La cresta ovest non è quasi mai visibile dal campo; quando è
possibile vederla è sempre sovrastata da nubi che viaggiano a velocità
impressionante sintomo inequivocabile dei fortissimi venti in quota (tipo
jet streams).Le previsioni meteo che si hanno via radio non accennano a
mutamenti di rilievo per i successivi giorni.
Abbiamo temperature polari con oscillazioni che vanno dai -12°C ai -25°C al
calare del sole all'orizzonte e i -32°C di notte.
A questo si aggiunge la neve caduta negli ultimi giorni che renderà ancor
più faticosa la salita agli altri campi.
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Sabato 17 giugno 2000.Nonostante le condizioni decidiamo di salire a
quota 5200 metri per il campo VI. Abbiamo avuto una notte molto fredda (alle
ore 6 a.m. siamo a -30°C).Togliamo il campo e ci carichiamo negli zaini
tutto il necessario per 2-4 giorni necessari per la vetta.
Siamo costretti a fare una nuova traccia nella neve alta fino alle ginocchia
e quando, a poche centinaia di metri dal campo, il pendio si inerpica fino a
45°/50° di pendenza si fa molto fatica.La zona è in ombra e lo sarà fino al
tardo pomeriggio per cui il freddo è intensissimo. La cresta dove dovremmo
sistemare il campo a 5200 metri è sempre incessantemente battuta da vento
forte e le nubi transitando velocemente la nascondono sempre alla nostra
vista.Siamo molto stanchi, procediamo lentamente e i dubbi sulla opportunità
di continuare in quelle condizioni ci assalgono e ci stressano oltremodo.Alla
quota,apparente, di5000 metri le condizioni che abbiamo sono veramente
estreme:
vento, nevischio, visibilità ridotta, neve alta ammassata dal vento e
temperatura polare.E' necessario prendere una decisione ed anche in fretta.
A malincuore decidiamo che le condizioni non sono idonee per continuare e
raggiungere così la quota-campo (5200), ancor più considerando che non
abbiamo affatto certezza di un miglioramento del tempo nelle successive ore.Inoltre
la possibilità, non tanto remota, di rimanere bloccati a questa quota per
più giorni, ci avrebbe esposto seriamente al rischio di congelamenti alle
estremità. Il dislivello di circa 650 metri coperto in queste condizioni ci
ha sfinito.Iniziamo la discesa al campo V che raggiungiamo i tarda serata.
Approntiamo di nuovo il campo e ci infiliamo nei sacchi senza una cena
calda.
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Domenica 18 giugno
2000. Giornata di riposo al campo V.
Si cerca di fare il punto della situazione in quanto va pianificata con
attenzione anche la discesa ed il rientro a Talkeetna, il tutto condizionato
dal volo di rientro in Italia.Se le condizioni non muteranno ( e infatti non
muteranno)bisogna prevedere una discesa piuttosto impegnativa (e lo sarà) ed
anche un ragionevole margine di sicurezza, riguardo ai tempi, per il volo di
rientro a Talkeetna.
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Lunedì 19 giugno
2000. Carlo e Serafino decidono di fare un'altra sortita verso il
campo VI. Vogliamo poter verificare se qualcosa su in quota è cambiato( in
meglio ?!).Alle ore 7.00 a.m. la temperatura è -25°C. La neve caduta ancora
ripropone la situazione dei due giorni precedenti.
Ritorniamo al campo dopo aver raggiunto quota 4700 mt.Ora purtoppo abbiamo
la consapevolezza di non poter raggiungere la vetta del Mc. Kinley. La
depressione che staziona sul mare di Bering, sapremo poi, durerà e
continuerà a portare mal tempo fino a oltre la metà di luglio.
Saggia e profetica pertanto la decisione di rinunciare e prepararci alla
discesa.
Al campo ci rifocilliamo, ci scaldiamo e decidiamo di lasciare il Campo
l'indomani. In questo modo siamo certi di essere in tempo per il volo di
rientro in Italia.
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Martedì 20 giugno
2000. Disarmiamo il campo ed iniziamo a scendere.Il campo che
lasciamo sembra " addormentato",nessuno si muove.Una guida argentina ci ha
permesso di comunicare con casa per mezzo di un telefono satellitare
Immarsat.
Affrontiamo così con cautela la discesa nel "campo di crepacci" che abbiamo
di fronte.Scendere con le slitte in cordata trattenendole è stressante;
spesso si capovolgono e ci costringono a manovre e sforzi pesanti.Superiamo
il Windy Corner in condizioni discrete
Alle 19.00 p.m. raggiungiamo i 3400 e sistemata una piazzuola ci accampiamo.
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Mercoledì 21 giugno 2000. Nevica, la visibilità è quasi nulla.
Temendo un ulteriore peggioramento
decidiamo di continuare la discesa.Procediamo nella tormenta nel completo "whiteout";
a malapena intravediamo l'ombra del nostro compagno che ci precede; la corda
che ci lega insieme e le bandierine segna-via che noi stessi (ed altri
alpinisti) abbiamo piazzato in salita sono l'unico modo di procedere in
queste condizioni.Più volte ci fermiamo non riuscendo a distinguere oltre
questa fitta cortina di bianco e neve insieme.Siamo letteralmente "
impastati" di neve e fatichiamo a scorgere i nostri scarponi spazzati dal
nevischio.Raggiunta una zona intorno ai 2800 metri di quota ci prepariamo ad
accamparci.Intorno a noi solo ombre, sagome dei rilievi circostanti, il
sibilo del vento e il turbinio della neve.Nonostante la stanchezza
sistemiamo le piazzole per le tende
quindi, senza un pasto caldo, ci infiliamo nei sacchi.Siamo infreddoliti e
spossati.
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Giovedì 22 giugno
2000 Oggi le condizioni sono decisamente migliori. C'è il sole.Siamo
più tranquilli e possiamo ripensare all'epica discesa di ieri quasi con
distacco.Facciamo un'abbondante colazione.Ora il forte soleggiamento ci
scalda e rende ugualmente faticoso il procedere.Recuperiamo il materiale che
abbiamo lasciato nei diversi "depositi".Oggi contiamo di raggiungere il
campo base a 2200 metri e la sviluppo da coprire è di ben 14 km.Scendiamo
fino a 2000 mt per poi risalire a quota campo per aggirare una zona di
crepacci enormi.La neve fresca che ci fa sprofondare fino ai polpacci ci
costringe ad usare le racchette da neve.In queste condizioni gli ultimi
chilometri sono veramente "spaccagambe".Ci consola lo stupendo spettacolo
delle cime che abbiamo davanti agli occchi.Sono ormai le 19.30 p.m. quando
raggiungiamo il campo base.
Non appena montate le tende, mentre ci accingiamo a preparare la cena,
eccoci nuovamente avvolti da nubi; ceniano mentre nevica forte.Non c'è vento
ed i fiocchi sono grandi.
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Venerdì 23 giugno
2000 Ci svegliamo sotto un cielo azzurro stupendo.
Sono caduti circa 15-20cm di neve fresca e le nostre tende ne sono
praticamente ricoperte.Dobbiamo prendere contatto con il ranger che ci
programmerà il volo di rientro.La neve fresca sulla pista non permette
facili decolli nè atterraggi; solo verso le 11.30 a.m. vediamo un aeroplano
avvicinarsi ed atterrare.E' venuto al campo per verificare le condizioni.Più
tardi eccoci in volo diretti a Talkeetna.
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Lunedì 26 giugno
2000: atterriamo a Roma Fiumicino.
La nostra stupenda avventura è finita.
Non abbiamo raggiunto la vetta del Mc. Kinley, ma per ognuno di noi è stato
come,e più, della vetta stessa.
La sofferta, ma consapevole, decisione di rinunciare è stata la nostra "vera
vetta".
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Complimenti CORDADOPPIA !
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Si ringraziano inoltre: Also-Enervit, Edilcostruzioni e Bar Piero.
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