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"Spedizione Khan Tengri 2002" |
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L’Associazione CORDADOPPIA di Val Vomano di Penna S.Andrea (Teramo) ha
organizzato e realizzato nel mese di agosto 2002una spedizione in Asia
Centrale nella catena del Tien Shan in Kazakhstan per salire il Peak Khan
Tengri di 7.010 metri dal versante nord.
La
spedizione ha avuto il Patrocinio di:
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Comitato Italiano Anno Internazionale delle Montagne 2002 |
 | Giunta Regionale
d’Abruzzo |
 | Abruzzo Promozione
Turismo |
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Provincia di Teramo |
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Comune di Penna S.Andrea |
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Comunità Montana Zona N |
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Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga |
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Riserva Naturale di Castel Cerreto |
e la
collaborazione di :
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Tommaso
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Claudio
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Laurent
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Carlo
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Il
team Cordadoppia è costituito da Carlo Zuccarini,Tommaso Zuccarini,Claudio
Urletti e Laurent Nicoletta.
La
catena del Tien Shan si estende lungo la linea dei paralleli geografici ed
interessa il territorio di Kirghstan,Kazakhsta e Cina.
Presenta quindi due versanti, nord e sud , lambiti dal lunghissimo
ghiacciaio Engilchek che prende pertanto il nome di settentrionale e
meridionale.
Il
Peak Khan Tengri o Principe degli spiriti, per i cinesi, è una delle più
alte e imponenti vette di questa catena.E’ una maestosa piramide, che
ricorda il nostro Cervino, ma di ben 7.010 metri di altezza.Il versante Nord
è collegato da una lunga sella al Peak Chapaeva altra cima stupenda di metri
6371.Una delle vie di salita al Khan Tengri da nord prevede proprio la
scalata di questa montagna lungo una ripida cresta che
conduce,successivamente, alla parete sommatale di circa 350 metri di
insidioso “misto” (roccia e ghiaccio).
Si è
scelta la via da Nord in quanto, anche se più difficoltosa la consideriamo
più sicura perché evita il versante meridionale del Peak
Chapaeva più valangoso.La difficoltà complessiva è valutata in 5+( ex scala
URSS) equivalente a TD+ di quella europea.
L’utilizzo di telefoni satellitari, di un PC, pannello solare ecc ci ha
permesso di comunicare agevolmente con l’Italia e soprattutto di poter
inviare e-mail,SMS e foto digitali.
E’
stato così possibile inviare, quasi giornalmente, report e foto che
illustrassero il progredire della spedizione, condividere ansie, difficoltà
e decisioni come “sul campo”.
Per
noi è stato la prima esperienza per così dire telematica e siamo contenti di
essere riusciti a farlo proprio nel 2002 Anno Internazionale delle Montagne.
Il
nostro sito istituzionale “cordadoppia.it” e “freeridespirit.com” ospitano
le pagine dedicate alla “Spedizione Khan Tengri 2002”. |
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Siamo partiti da Milano Malpensa nella mattinata di domenica 28.07.02 per
atterrare ad Almaty (Kazakhstan) alle 02.15 a.m. del 29.07.02, dopo uno
scalo a Francoforte.Rispetto all’Italia abbiamo cinque ore di fuso orario in
avanti.
L’impatto con un sistema altamente burocratizzato e lento è piuttosto forte;
impieghiamo qualche giorno per entrare in sintonia con il “mondo” kazakho.
Martedì 30 luglio ci trasferiamo al C.B. di Akkol,
350 km a sud-est di Almaty.
Il
viaggio su un vecchio pulman insieme ad altri alpinisti e su strade che man
mano scompaiono dura ben 13 ore ( compresi check point militari ed una
foratura di una gomma del pulman): è un buon inizio!
Il C.B
di Akkol è situato a 2200 metri; la struttura che accoglie la zona mensa e
cucina è una sorta di capannone,mentre le tende sono montate nella zona
circostante sul prato.Altre strutture nei dintorni, insieme a residuati
militari fanno pensare che sia stato in passato una sorta di avamposto
militare successivamente riconvertito per accogliere gli alpinisti in
partenza per il ghiacciaio Engilcheck.
Il giorno successivo-mercoledì 31 luglio,-dopo
esserci preparati per il volo di trasferimento fino al C.B Khan Tengri nord,
veniamo informati che non si potrà volare a causa delle condizioni meteo
sfavorevoli. Siamo impazienti di raggiungere il ghiacciaio ma dobbiamo
rassegnarci a questo ennesimo ritardo. |
Il Ghiacciaio
Engilchek Nord. Foto Archivio Cordadoppia
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Khan Tengri 7010 m.
e Peak Chapaeva 6371 m. Foto Archivio Cordadoppia
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Atterraggio al C.B. Khan
Tengri Nord 4100 m.
Foto Archivio CORDADOPPIA

Team Cordadoppia
Foto Archivio CORDADOPPIA
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Finalmente il 1 agosto, in condizioni meteo altrettanto
proibitive, il nostro elicottero decolla e dopo 35 minuti di volo (
superando i 5100 metri di quota) atterra al C.B. Khan Tengri nord
Sbarco
da marines con rotori in movimento e ci ritroviamo sul ghiacciaio Engilcheck
proprio davanti al Khan Tengri e al Chapaeva. Una copertura di nubi ci
nascondono la cima di ambedue le montagne e una leggera nevicata ci dà il
benvenuto.Il campo è situato sulla morena del ghiacciaio, è costituito da
una diecina di tende oltre alla tenda mensa e quella cucina. Gli alpinisti,
ospiti del campo, non sono mai più di 7-10.
Siamo
gli unici italiani al C.B.; ci sistemiamo nelle tende, facciamo qualche
foto, realizziamo il collegamento via satellite ed inviamo la prima e-mail e
le prime foto dal Kazakhstan in Italia.Finalmente siamo registi di noi
stessi e da questo momento possiamo dedicarci alla salita, acclimatamento
ecc.In serata le nubi scompaiono e possiamo ammirare le montagne che
circondano il campo in tutta la loro maestosità. Le distanze che ancora non
riusciamo a valutare in queste prime ore qui al C.B. sono comunque immense
ed anche la pendenza della via di salita del Chapaeva ci impressiona subito.
Abbiamo davanti ai nostri occhi una splendida “cartolina”. |
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Venerdì 2
agosto 2002.Come
avevamo programmato oggi si inizia la fase di acclimatamento.Saliamo al C1 a
4800 portando negli zaini le due tende d’alta quota, i sacchiletto,fornello
e bombolette di gas per allestire il campo e ridiscendere al C.B.;la salita
si rivela piuttosto faticosa.I primi 450 metri di dislivello sono su neve
inconsistente su una traccia continuamente rovinata da chi scende e la cui
pendenza cresce progressivamente fino rendere necessari i ramponi e picozze.
Oltre, una serie di corde fisse su un pendio di di 50-55° ci conducono ad un
pianoro dove è posizionato il C1.
Allestito il Campo scendiamo al C.B. in tempo per la cena.
Questa
prima salita è stata avvertita come molto faticosa da tutti; d’altronde non
poteva essere altrimenti e non ci preoccupiamo più di tanto.Lo scopo dell’acclimatamento
è proprio quello di inviare degli input specifici all’organismo perché metta
in atto i meccanismi di adattamento alla quota. |
Preparativi al C.B.
Foto Archivio CORDADOPPIA
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Laurent si riposa al
C.B.
Foto Archivio CORDADOPPIA
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Sabato 3
agosto riposo al C.B.
Giornata di relax e recupero; ognuno di noi trova il suo modo di rilassarsi:
sentire musica, scrivere un diario,fare foto, controllare l’attrezzatura,
oltre che mettere in carica
batterie, riempire le borracce di acqua di fusione del ghiacciaio, mettere
ad asciugare capi d’abbigliamento, riordinare le tende ecc.
Siamo ansiosi di verificare gli effetti
benefici del progressivo adattamento dei nostri corpi a queste quote, ma
nello stesso tempo dobbiamo non avere fretta di bruciare le tappe. Per
adesso lo schema che cercheremo di seguire nei prossimi giorni sarà quello
di risalire al C1 (4800 mt) e dormire a questa quota quindi salire al C2
(5600 mt).
(In
questo modo l’ organismo è ulteriormente stimolato dall’altidudine
all’adattamento.)Raggiunto i 5600 mt del C2 scenderemo direttamente al C.B.
a 4100, lasciando allestito e pronto all’uso il C1 a 4800 mt.
Al
C.B. rimarremo a riposo per qualche giorno per riposare e rigenerare le
forze.
Terminata questa fase di acclimatamento risaliremo i campi in progressione,
trasportando tutto il necessario sulle nostre spalle e condizioni meteo e
fisiche permettendo raggiungere prima la vetta del Peak Chapaeva a 6371 mt
quindi scendere al C3 a 5900 mt e risalire la cresta Est del Khan Tengri
fino ai 7010 mt della cima.
Abbiamo potuto giornalmente sentire la voce dei nostri cari in Italia,
nonché inviare report e foto via e-mail per mezzo di telefoni satellitari e
questo è stato di grande conforto e sprone. |
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Domenica
4 agosto 2002.Partenza
dal C.B. per il C1 con calma dopo aver preparato il materiale e caricato gli
zaini.Sono veramente stracolmi e pesanti, ma saranno comunque sulle nostre
spalle con tutto il necessario.
Il
tempo è bello, c’è sole e fa caldo; si suda anche a causa del notevole peso
da trasportare. Abbiamo appena iniziato a salire il pendio dopo aver
attraversato il ghiacciaio che il cielo si copre ed inizia a nevicare.Raggiungiamo
a 4800 del C1 nel primo pomeriggio sotto un’insistente nevicata.Ci
sistemiamo in tenda, mentre Laurent e Claudio preparano un pasto caldo
Fino a
tarda sera continua a nevicare impedendoci di mettere il naso fuori dalle
tende;approfittiamo per riposare. |
Laurent al C1(4800 m).
Si cucina “comunque” !
Foto Archivio CORDADOPPIA
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Veduta parziale della via di salitadal
C1 al C2 sul filo di cresta
Foto Archivio CORDADOPPIA
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Lunedì 5 agosto 2002.Abbiamo trascorso la
nostra prima notte a 4800, riposando bene, senza alcun problema.
Partiamo,leggeri e con il sole per il campo 2 a 5600 metri.Il pendio molto
ripido,la neve caduta nel giorno precedente, l’acclimatamento per ora
incompleto rendono la salita molto dura. Il percorso è proprio come si
vede dal C.B.:ripido,interminabile,con una fascia rocciosa da superare
niente male ( successivamente lo riterremo solo un antipasto).Inoltre
anche oggi il tempo va a guastarsi e quando mancano poco più di 150 metri
al C2 inizia a nevicare.Si alza il vento, la bufera che si scatena rende
il proseguire problematico. Laurent che aveva guadagnato terreno prosegue
fino a localizzare nella nebbia il C2, Claudio desiste poco sotto e anche
io e Tommaso decidiamo di iniziare a scendere anche se solo 150 metri ci
separano dalla quota campo.Durante la discesa ci riuniamo e torniamo alle
tendine del C1 mentre ancora imperversa la bufera.Siamo stremati e ci
infiliamo nei sacchi accontentandoci di una barretta Enervit ed un sorso
d’acqua.Nessuno di noi pensa lontanamente di cucinare.
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Martedì
6 agosto 2002.Come
programmato oggi si scende al CB; sistemiamo tende,sacchi e tutto quello
che abbiamo deciso di lasciare al C1 ed iniziamo la discesa.La traccia è
coperta della neve caduta nel giorno precedente e bisogna far attenzione
anche nei tratti attrezzati con corde fisse.La sera si mangia
abbondantemente nella tenda mensa del C.B. apprezzando anche il piacere di
essere finalmente seduti ad un tavolo.
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Mercoledì 7 e giovedì 8 agosto.Giorni
di riposo al C.B.; li trascorriamo pigramente riposando, conversando alla
meglio con dei vicini di tenda spagnoli molto affabili e facendo programmi
per i giorni successivi.Abbiamo tempo di scaricare le foto digitali dalla
flash card della nostra Nikon Coolpix 885 ed inviarle per posta elettronica
in Italia. Emilio Previtali direttore della rivista Freeridespirit provvede
quindi ad aggiornare le pagine a noi dedicate del suo sito
www.freeridespirit.com con i nostri report. Noi possiamo, navigando su
internet, vedere e rileggere i nostri report.La nostra “ visibilità” sulla
rete, stando a quello che ci viene riferito da casa, è una eccezionale
opportunità per far conoscere i nostri movimenti, le nostre scelte, come si
vive o sopravvive nelle varie situazioni in alta montagna.
Riusciamo
anche a fare una sorta di “doccia” in quello che loro chiamano box sauna;
comunque disponiamo di acqua riscaldata e possiamo godere della stupenda
sensazione di freschezza e pulizia del corpo.Qualcuno di noi decide anche di
sbarbarsi per riassumere un aspetto più fresco.
Giovedì
pomeriggio è tempo di preparativi per salire in successione i campi.Riteniamo
di esserci acclimatati a sufficienza anche se il perfezionamento di questo
processo è ovvio che continuerà salendo.
Cibo,
bombolette di gas riempite qui al C.B.,batterie, pannello solare, corda,
cordini, Jumar ecc.:tutto è pronto e domanimattina si lascerà il C.B. per
ridiscenderci non prima di 5-6 giorni (almeno nella nostra programmazione).
Sulla carta il volo di trasferimento in elicottero dal C.B. è fissato per il
16/8/02 ed il volo aereo per il 19/8/02.Non ci sono molti spazi per ritardi
e/o imprevisti e questo ci mette un po’ apprensione.
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Tommaso e la sua
postazione multimediale al C.B.
Foto Archivio CORDADOPPIA
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Venerdì
9 agosto 2002.Dopo
colazione e non senza aver avvertito la Signorina Tatiana ( responsabile
del C.B.) lasciamo il campo. per salire a dormire al C1 che abbiamo
lasciato allestito.Le condizioni meteo sono buone e con gli zaini così
carichi si ha caldo e si suda molto.
Raggiungiamo il C.1 nel primo pomeriggio.La tendina di Carlo e di Tommaso
posizionata sul un intaglio di neve ha bisogno di essere “stabilizzata” e
così decidiamo di spostarla;alcune piazzole che nei giorni precedenti erano
occupate ora sono vuote e rapidamente la riposizioniamo. Cena calda con
liofilizzati Equipe Enervit e ci buttiamo nei sacchi.Dobbiamo riposare il
più possibile in quanto la tratta fino al C.2 con gli zaini stracarichi non
sarà di certo una passeggiata. |
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Sabato
10 agosto 2002.Bellissima
giornata, il cielo azzurro ed il riverbero del sole sono fortissimi.
Disarmiamo il campo, facciamo un piccolo deposito di materiale(utile per
la discesa) che sotterriamo nella neve e iniziamo a salire il ripido
pendio nevoso.
Saliamo
assicurati alle corde fisse; un percorso del genere e per di più così
carichi non potrebbe assolutamente essere percorso senza un’adeguata
assicurazione.Le corde fisse sono spesso costituite da vari spezzoni
annodati e questo comporta un bel lavoro per armare e disarmare la maniglia
Jumar prime e dopo il nodo da scavalcare: pazienza e concentrazione sono
d’obbligo.Durante la salita raggiungiamo una coppia di polacchi, ragazzo e
ragazza, che stanno salendo anche loro al C2.Sono molto lenti, in
particolare la ragazza ma evitiamo di superarla nonostante i suoi inviti a
farlo.Sul tratto di misto nel superamento di due salti particolarmente
insidiosi dove i ramponi mordono la roccia e sei sempre alla ricerca
dell’appoggio migliore, la ragazza si è trovata in difficoltà e procedeva a
“singhiozzo”.
Siamo
rimasti alle sue spalle e la nostra presenza,forse, le è stata d’aiuto,se
non altro psicologico, tanto che il compagno, che parlava un po’ italiano,
una volta raggiunto il campo ci ha ringraziato per aver assistito la sua
partner.
La
sommità del cappello roccioso dove è posizionato il C2 la si raggiunge dopo
un beve tratto in falso piano dove la neve alta ci fa affondare fino ai
polpacci;arriviamo comunque anche noi al C2 abbastanza provati dalla fatica,
dalla quota e dal peso trasportato: non aspettiamo altro che mollare gli
zaini dalle spalle. |
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Domenica 11 agosto 2002.La notte a 5600 metri è
trascorsa senza problemi, abbiamo dormito bene e siamo riposati. E’una
giornata stupenda e siamo impazienti di continuare la nostra salita.
Fino a
questo punto, pur sottoposti a uno stress fisico notevolissimo, i nostri
corpi hanno ben reagito alla quota e l’adattamento che abbiamo ottenuto ci
fa essere ottimisti per il resto del percorso ancora da affrontare.Ieri
forse non avremmo scommesso nulla sul fatto che dopo uno sforzo così intenso
una sola notte sarebbe stata sufficiente per recuperare; sempre più sono
convinto ( e penso di poterlo dire anche per tutti gli altri del gruppo) che
in queste situazioni di superstress sia la mente il motore primario della
“macchina umana”.
Senza una
fortissima motivazione, senza il desiderio di scoprire e vivere la natura e
i suoi ambienti (anche quelli più inospitali e severi),senza la spinta nel
mettere in discussione se stessi,la propria mente, il proprio fisico, le
proprie capacità, le proprie conoscenze di sicuro non si possono affrontare
certe difficoltà, superarle e perfino godere nell’averlo fatto: la montagna
ci offre la possibilità di confrontarsi con lei; non è e non può essere una
sfida,( ne usciremmo sempre e solo perdenti), ma un confronto dove l’uomo
può solo sforzarsi di dimostrare l’incredibile sua intrinseca capacità di
adattamento fisico e mentale a tutte le situazioni.Il raggiungimento di una
vetta è in fondo solo il naturale epilogo di una successione di eventi
positivi in condizioni più o meno severe.
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C.2 a 5600 m.
Foto Archivio CORDADOPPIA

Khan Tengri 7010 m
Foto Archivio CORDADOPPIA
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Parete sommatale (ultimi
300 m.di dislivello) del Peak Chapaeva 6371 m.
Teatro dell’incidente all’alpinista spagnolo.
Foto Archivio CORDADOPPIA

Tommaso a circa 6200 m
del Chapaeva
Foto Archivio CORDADOPPIA
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Ci prepariamo a lasciare il C2 per raggiungere prima la vetta del Peak
Chapaeva a 6371 mt e poi scendere al C3 a 5900 mt in una truna di ghiaccio.Anche
ora i nostri zaini sono molto pesanti; abbiamo con noi solo lo stretto
necessario per 2-3 giorni in quota ma sono comunque un bel fardello.Superato
un primo tratto già molto ripido e una sottile cresta ci avviciniamo alla
parete rocciosa.Avevamo per la verità sentito delle voci e forse anche un
urlo, ma le notevoli distanze, le orecchie coperte, non ci avevano permesso
di capire di più.
Purtroppo
proprio sul primo tratto di parete rocciosa a quota 6150 circa un alpinista
spagnolo ha appena avuto un brutto incidente.Forse tradito dalle corde fisse
ghiacciate che non sempre permettono alle Jumar di “morderle” in maniera
sicura, è scivolato e nell’urto con la roccia ha riportato la frattura
esposta di tibia e perone con un’emorraggia non trascurabile.
Un
alpinista che scendeva ci informa dell’accaduto ed anche che era già stata
avvertita una squadra di soccorso con un medico che stava salendo.In pochi
minuti questi ci raggiunge; insieme abbiamo immediatamente chiamato con il
telefono satellitare l’agenzia di Almaty e parlato con il direttore Sig.
Alexander Kochenko per richiedere l’intervento dell’elicottero; quindi
mentre Carlo e Claudio sono scesi al C2 a prendere una matassa di corda
necessaria per il recupero dell’infortunato, Tommaso e Laurent, sono rimasti
in quota e in contatto con il medico per mezzo delle nostre
ricetrasmittenti.
Il
recupero si è poi protratto fino al pomeriggio quando l’infortunato ha
raggiunto il C2.L’elicottero per il trasporto forse sarebbe arrivato
l’indomani.
Per noi
comunque la giornata era praticamente finita in quanto non avremmo più avuto
tempo a sufficienza per salire a 6371 e scendere al C3.Decidiamo di
ridiscendere tutti al C2.
La
giornata persa forse condizionerà la nostra ascesa, ma partecipare a questa
operazione è stato molto bello e comunque doveroso.Ci piace pensare che fra
tutti i frequentatori delle montagne sia forte questo spirito di
collaborazione, anche se forse non sempre è così. |
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Lunedì 12
agosto 2002.Dopo
questa seconda notte a 5600 (non prevista ), lasciamo le nostre tendine per
continuare la salita. Risaliamo nella neve fino ad affrontare la parete
rocciosa.Qui le difficoltà sono notevoli anche a causa degli zaini pesanti
sulle nostre spalle.Dobbiamo fare molta attenzione in quanto i risalti di
roccia sono in parte ricoperti da neve e ghiaccio, i ramponi spesso mordono
inutilmente la roccia, le corde fisse sono ghiacciate e spesso in condizioni
non proprio ottimali ( giunzioni,tratti sfilacciati ecc).La fatica è acuita
dal freddo intenso, da momenti di attesa per lasciar scendere un numeroso
gruppo di giapponesi accompagnati da guide(particolarmente lenti), nonché
dalla pendenza e dalla quota.Nel primo pomeriggio raggiungiamo la vetta del
Peak Chapaeva a 6371 metri. E’ per noi una grande soddisfazione soprattutto
considerando le difficoltà incontrate e superate negli ultimi 400 metri di
dislivello.Siamo intimamente soddisfatti e contenti di noi.
Per
Tommaso in particolare una stupenda prova di maturità (per i suoi 17 anni) e
non solo dal punto di vista alpinistico.
Le foto
di rito in vetta e poi iniziamo la discesa verso il C3.Il tempo che fino a
questo momento è stato buono, anche se piuttosto freddo, comincia a
guastarsi. Dal versante sud del Chapaeva veniamo investiti da una densa
nebbia;in breve la visibilità si azzera, la bellissima cresta del Khan
Tengri scompare alla nostra vista e ci troviamo a scendere in pendio nevoso
molto ripido.
Non senza
difficoltà raggiungiamo sul versante sud del Khan Tengri la truna che sarà
il nostro C3 a 5900 metri. Sono circa le quattro del pomeriggio, ci
sistemiamo nel nostro “hotel” e ci prepariamo qualcosa di caldo.
Speriamo
che il tempo migliori per poter salire domani in vetta. |

Quota 6371 metri-Vetta
PEAK CHAPAEVA –TEAM CORDADOPPIA
Carlo-Laurent-Claudio-Tommaso
Foto Archivio CORDADOPPIA
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Truna a 5900 m.
Foto Archivio CORDADOPPIA
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Martedì 13 agosto 2002.Nevica
forte,la visibilità è praticamente nulla;al di fuori della truna non
riusciamo a vedere altro che “bianco”. La truna è stata scavata sul ripido
pendio nevoso del versante sud.In questa situazione persino uscire per i
bisogni corporali è pericoloso in quanto non si distingue dove finisce il
piccolo ballatoio davanti all’ingresso della truna e dove inizia il ripido
pendio.
Ci
eravamo preparati mentalmente all’utilizzo della truna come valida
alternativa alle tendine d’alta quota ma ora sperimentiamo che l’essere
costretti dalle condizioni meteo a questo soggiorno forzato è un’altra cosa.
Facciamo
qualche piccola miglioria nell’organizzazione delle nostre cose, prepariamo
the’ e facciamo progetti per i prossimi giorni.Siamo certi che questo
maltempo non durerà molto; nei giorni passati quando è stato brutto non è
mai durato più di un giorno. Speriamo bene.
La
temperatura all’interno della truna è buona ( 0-1°C fino a 3-4°C), anzi
nelle ore centrali del giorno gocciola acqua dal soffitto: la temperatura
più alta (favorita anche dal calore generato dai nostri corpi) tende a
sciogliere il ghiaccio sopra le nostre teste. Più “bagnati “sono Carlo e
Laurent (anzi i loro sacchiletto) che dormono ai lati esterni della truna.
Fino a
sera e anche durante la notte la neve continua a cadere.
Ci
mettiamo a dormire non senza qualche preoccupazione per l’indomani. |
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Mercoledì 14 agosto 2002.
Carlo, dopo essere uscito fuori alle 3,40 a.m. per un bisogno, rientra nella
truna e sveglia tutti gli altri; fuori è sereno, non nevica e si vede il
cielo stellato.
Decidiamo
di preparare del thè caldo, vestirci e partire per tentare la vetta.Il
piano, già discusso, prevede di partire molto presto con le lampade frontali
così da trovarci all’attacco delle rocce sul far del giorno, intorno alle
5,15/5,30 a.m.; così disporremo delle 8-10 ore per la salita e del tempo
necessario alla discesa al C3 (in truna) prima che rifaccia notte. A 5900 mt
dopo 4 notti già trascorse oltre quota 5600 anche solo cambiarsi è
faticosissimo.Noi abbiamo portato proprio per questa fase della salita delle
tute in piuma molto calde e protettive; riteniamo infatti che non può né
deve essere la mancanza di un capo d’abbigliamento specifico la causa di un
disagio o peggio di un insuccesso.La cresta rocciosa che dobbiamo
affrontare, a quota vicino ai 7000 metri, e spesso battuta da forte vento va
affrontata anche con un’adeguata attrezzatura.La tuta “Himalayan” della The
North Face e lo scarpone integrato “Olympus Mons” della La Sportiva
riteniamo siano la garanzia per questa salita ( è in fondo l’attrezzatura
per gli 8000 Himalaiani).Ci vestiamo tutti ma con grande amarezza Claudio,
che è il primo a essere pronto ed uscire fuori, ci comunica che di nuovo
nevica e
sta ricominciando la bufera. Non possiamo far altro che bere qualcosa di
caldo, consolarci a vicenda ed aspettare.Decidiamo di rimanere in attesa
fino a quando farà giorno, ma tutto risulterà vano.
Ci
rassegnamo a trascorrere un altro giorno di attesa.
Nevica,nevica, nevica; ci preoccupiamo anche dei viveri.La nostra scorta
comincia a scarseggiare e così anche il gas del nostro fornello.
Abbiamo
trovato qualcosa di mangiabile in una sorta di deposito lasciato da qualche
altro alpinista che ha soggiornato nella stessa truna (formaggio, salame,
qualche busta di minestra ecc ) e due bombolette semi vuote di gas. Già per
pranzo approfittiamo di questi extra molto graditi.Integriamo così i nostri
pasti liofilizzati con queste leccornie.
Siamo
demoralizzati e demotivati.Sappiamo che ora le condizioni della montagna non
sono più adatte ad una salita veloce e sicura. I tratti di misto con la neve
fresca caduta in questi tre giorni saranno molto insidiosi e non
permetteranno una salita( se mai si potrà fare) snella.
Le corde
fisse saranno coperte e di difficile individuazione.
Anche
risalire ai 6371 del Peak Chapaeva sarà faticosissimo, non possiamo negarlo.
L’indomani sarà necessario prendere una decisione: siamo stanchi e a questa
quota ci si consuma anche senza fare sforzi. E non solo fisicamente. Inoltre
siamo agli sgoccioli con gas e viveri.
Andiamo a
dormire per la terza notte con questi sentimenti. |

Pasto in truna
Foto
Archivio CORDADOPPIA
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Lasciamo la truna dopo 3
notti e 4 gioni. Rinunciamo al “Khan Tengri” !
Foto Archivio CORDADOPPIA

Sulle corde in discesa dal “Chapaeva”.
Foto Archivio CORDADOPPIA

C.2 dopo i quattro giorni di bufera.
Foto Archivio CORDADOPPIA |
Giovedì
15 agosto 2002.
Nevica ancora, la visibilità è ridottissima, non c’è alcun accenno ad un
cambiamento del tempo. E’ un ferragosto insolito.Mentalmente si pensa ad una
bella giornata di sole, semmai al mare a prendere il sole.
La
situazione a 5900 al C3 è decisamente diversa.Siamo costretti a decidere per
la soluzione che negli ultimi giorni avevamo in cuor nostro paventato:
dobbiamo scendere ormai e rinunciare a raggiungere la vetta del Khan Tengri.
Siamo ormai a corto di viveri e gas per il fornello, inoltre la permanenza a
quota superiore a 5500 metri ( abbiamo dormito 2 notti a 5600 e 3 a 5900 )
ci ha comunque sfinito; purtroppo anche l’entusiasmo e la voglia di salire
ora sono esauriti.Peccato non siamo riusciti a salire la vetta del”
Principe
degli Spiriti” ma siamo comunque soddisfattissimi.
Abbiamo
fin qui vissuto una stupenda, quanto unica esperienza di montagna e di vita
e dal punto di vista alpinistico anche di una certa rilevanza per le
condizioni di salita e per le caratteristiche stesse del Khan Tengri e del
Chapaeva. Ed ora dobbiamo pensare a scendere e con le condizioni attuali
dobbiamo stare particolarmente attenti.
Mentre ci
prepariamo a lasciare la truna, verso le 8,15 a.m. il gruppo di alpinisti
polacchi della truna accanto ( al C3 siamo solo noi e loro a stazionare in
stand by) ci avverte che stanno partendo per un tentativo alla cima.Noi
rimaniamo sbalorditi di questa scelta:le condizioni sono proibitive, c’è
tanta neve fresca e sta nevicando, inoltre è molto tardi per fare un
qualsiasi tentativo che possa avere qualche chance di successo.Comunque li
salutiamo, avvertiremo noi al C2 della loro scelta. ( Non riusciranno che a
salire più di 200/300 metri di dislivello, a causa della scarsissima
visibilità non riusciranno a ritrovare la loro truna e saranno costretti ad
un bivacco rischiosissimo.Almeno due di loro riporteranno dei principi di
congelamento alle dita delle mani).
La
risalita alla vetta del Peak Chapaeva è stato di sicuro il momento più
difficile della spedizione. Neve alta fino al ginocchio, inconsistente,
traccia completamente ricoperta, difficoltà di orientamento per individuare
la corretta via che evitasse i crepacci del versante sud e la grande cornice
del versante nord, il tutto condito da una innegabile dose di rimpianto per
la mancata vetta. Comunque, con il fiatone ed il cuore che talvolta sembra
impazzire, recuperiamo la corda fissa sommersa dalla neve e raggiungiamo la
vetta del Peak Chapaeva.
E’ stata
molto dura ed ora dobbiamo concentrarci sulle manovre di corda necessarie
per scendere la parete nord del Chapaeva. Alle 18.00 p.m. siamo al C2 a 5600
metri.Siamo stremati; gli zaini pesanti, la neve alta e i tratti di misto
insidiosi oltre alla neve che non ha mai smesso di cadere ci hanno consumato.Raggiungiamo
le nostre tendine che sono quasi completamente ricoperte di neve.Al campo 2
è rimasta solo la squadra di soccorso,le altre tende sono state abbandonate
e sono quasi del tutto sommerse dalla coltre di neve fresca caduta negli
ultimi quattro giorni.
Non
abbiamo la forza di cucinarci qualcosa di caldo; acqua nelle borracce ne è
avanzata,così ci infiliamo nei sacchiletto sgranocchiando una barretta
Enervit 8000 e bevendo acqua. Nevica ancora; i granelli di neve secca
picchiettano sul telo della tenda e ci invitano ad un sonno ristoratore. |
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Venerdì 16 agosto 2002.
Risveglio al C2 splendido.Come si poteva ironicamente immaginare oggi è una
giornata bellissima.Freddo ma con sole ed un cielo di un azzurro inquietante.Ora
la gran quantità di neve ha coperto le tende al campo, le tracce della
nostra discesa,le rocce, perfino il ghiacciaio in basso a 4100 metri ora
appare tutto bianco. E’ uno spettacolo stupendo; eppure si fa fatica, in
questo momento ad apprezzarlo a pieno.Siamo stanchi in fondo della battaglia
combattuta, sappiamo di dover ancora terminare la discesa e che le
difficoltà non sono ancora finite.
Disarmiamo il campo e con gli zaini formato “armadio” iniziamo la discesa.
Si fa molta fatica perché la neve ha completamente coperto la traccia e
talvolta le corde sono sommerse. Raggiunto i C1 recuperiamo anche il
materiale che avevamo lasciato in un deposito sotto la neve.
Gli
ultimi 400 metri di dislivello ci riservano l’ultima sorpresa: la abbondanti
nevicate dei giorni passati ha causato una slavina di ascete proporzioni che
ha praticamente investito il pendio utilizzato per la salita (prima parte)
al C1. Ci troviamo a scendere pertanto tra zolle e” buchi” creati dal
movimento della neve della slavina.E’ faticosissimo e anche pericoloso.
Finalmente raggiungiamo la quota ghiacciaio e poi le tende del campo base.
Siamo i primi a essere scesi, su terreno vergine, dopo la nevicata dal C2;
due guide del C.B. ci vengono incontro per congratularsi della discesa e
ringraziarci per la collaborazione offerta nell’operazione di soccorso
all’alpinista spagnolo infortunato. |

Inizia la discesa dal
C2.
Tanta neve,tracce e corde fisse sommerse.Anche il ghiacciaio a 4100 m è
ora ricoperto dalla neve.
Foto Archivio CORDADOPPIA
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In attesa
dell’elicottero per il rientro.
Foto
Archivio CORDADOPPIA
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Sabato 17 agosto 2002.
Relax e riposo al C.B.
Con calma
iniziamo il rito di riorganizzare i bagagli.
Facciamo
una specie di doccia e cerchiamo di riassumere sembianze umane. Fisicamente
siamo abbastanza provati ma assaporiamo anche la soddisfazione per quello
che abbiamo realizzato.
Nei
giorni successivi rientriamo in elicottero prima al C.B. di Akkol, quindi ad
Almaty dopo un giorno intero di viaggio su un furgone ed, infine, in Italia,
dove siamo atterrati a Milano Malpensa il 24 agosto alle 10,00 a.m.
In
definitiva una spendida esperienza alpinistica in una zona altrettanto
splendida. Una regione ancora pressochè vergine o comunque ancora non
inflazionata che merita di essere conosciuta ed esplorata.
Per il
team Cordadoppia, al di là della mancata vetta del Khan Tengri, la grande
soddisfazione per una spedizione molto ben organizzata, funzionalmente e
tecnicamente molto efficiente che ha comunque salito una cima, il Peak
Chapaeva, di ben 6371 metri assolutamente non trascurabile per le
caratteristiche proprie del versante nord e per le condizioni meteo
incontrate.
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Un ringraziamento particolare a privati, aziende ed enti che con la loro
collaborazione hanno contribuito alla realizzazione di questo evento,
realizzato proprio nell’anno 2002 ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE da
parte dell ‘Associazione Cordadoppia di Val Vomano di Penna S.Andrea (TERAMO).
Un grazie
speciale a Simone Moro che ci ha curato la parte logistica del viaggio
(permessi, visti, trasferimenti ecc) e che, da profondo conoscitore della
zona, ci ha data preziosissimi consigli.
Peccato
solo che, proprio ad un evento realizzato in occasione dell’Anno
Internazionale delle Montagne 2002, sia mancato il patrocinio del CLUB
ALPINO ITALIANO.
Infatti
la richiesta al riguardo alla sezione di appartenenza fatta ben nove mesi
prima della data presunta di partenza ( nello stesso periodo abbiamo
inoltrato medesima richiesta al Comitato 2002 Anno Internazionale delle
Montagne, ottenendo licenza d’uso del logo e Patrocinio immediatamente) è
rimasta senza risposta.
In
particolare siamo stati volutamente ignorati ( o meglio snobbati)
probabilmente ritenendo che non fossimo degni del Patrocinio del Club Alpino
Italiano, Ente Nazionale sinonimo di montagna, ambiente, alpinismo per
antonomasia.
Ma
davvero il CAI si occupa di tutto questo?? Oppure d’altro!! |
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Complimenti CORDADOPPIA !
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